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15° edizione de “Il sentimento agreste”

“Sentimento Agreste 2013”

è caratterizzata da un particolare spirito di scambio di esperienze fra artisti; infatti l’organizzatrice, Gesine Arps, che da anni si dedica a mettere insieme il programma e le opere, è una nota pittrice. Ha chiamato me, scultore, impegnato nel programma dell’Associazione Traffic Spazio Arte Urbania, per una presentazione dei partecipanti, incontrati in diverse occasioni di mostre e collaborazioni. Questo quindi diventa un momento di comunione di diverse personalità, in un periodo poco allegro per la cultura, per affermare il nostro comune desiderio di promuovere l’arte nei luoghi dove viviamo. Il testo quindi è dedicato non solo alle opere in esposizione, ma anche agli autori tutti non a caso a loro volta impegnatissimi nella promozione di occasioni di confronto.

Inizio con Maria Jannelli e Renato Galbusera che sono una coppia nella vita e quindi legati anche da reciproche influenze, lavorando gomito a gomito per la pittura, l’insegnamento e condividendo l’impegno e l’interesse per il mondo, la natura, gli animali. I quadri di Maria sono diretti al cuore, evidente il suo obbiettivo di mettersi in gioco in prima persona, donna fra le donne, per una causa su cui non c’è neanche bisogno di ragionare. I suoi ritratti sono perlopiù di personaggi femminili, famosi o anonimi, poco importa, sono l’occasione per una introspezione, per una battaglia privata, per non dimenticare valori, storie, caratteri propri dell’altra metà dell’universo. Un messaggio chiaro che ci arriva attraverso eleganti velature, stesure cristalline di colore con rimandi alla pittura e alla maestria dei grandi del passato. Renato è un pittore legato a modelli stilistici di varia provenienza, che vanno dall’ambiente culturale milanese, di cui è partecipe, a Siqueiros ed ai muralisti messicani dal segno forte e contrastato. I suoi temi preferiti sono l’uomo di oggi, le sue vicende e gli oggetti che lo circondano, condensati in rappresentazioni di ambienti carichi di simbolismo, di rimandi alle passioni, alle amicizie, anche verso gli animali con cui divide il quotidiano. Renato è l’anima di un gruppo artistico “Venature” che quest’anno ha festeggiato i 25 anni di attività con una mostra fra Milano e Bucarest riepilogando le molteplici partecipazioni e i numerosi episodi della sua storia, a cui ho spesso partecipato anche io.
Con Angela Mrositzki pure abbiamo condiviso molte esperienze di organizzazione e partecipazione a mostre ed avvenimenti culturali, specialmente dedicati alle artiste. Tedesca di origine, vive da anni poco distante da Urbino, dove ha studiato ed affinato il suo stile nell’ambito degli insegnanti dell’Accademia di Belle Arti degli anni novanta. I suoi quadri sono sinfonie di colore con stratificazioni profonde che evocano le combinazioni alchemiche degli elementi, a volte contrastanti, a volte armonicamente amalgamati. Amore per la natura, per il pensiero libero da compromessi, per arrivare a soluzioni estreme nelle sue tensioni. A questo combina conoscenza delle tecniche della tradizione e forza creativa, continuamente alla ricerca di novità e spunti per sperimentazioni. Nei suoi quadri si sente l’eco dei luoghi e paesaggi incontaminati in cui ha scelto di vivere, distante dal chiasso dei nostri giorni, immersa nelle sue meditazioni per quel tempo che riesce a strappare alle incombenze quotidiane, perchè il lavoro dell’artista è sempre un difficile gioco di equilibrio.
Margret Kohler-Heilingsetzer è viennese. L’ultima occasione in cui ci siamo trovati è stata la mostra “Europäische Identität” dove avevamo collaborato per una versione della sua “Bootsinstallation” in cui il tema tradizionale dell’ Arca viene rivisto in chiave contemporanea. Tante sono le navi che solcano i nostri giorni diventando il segno della ricerca della libertà, con un sovraccarico di disperazione oltre il limite della linea del galleggiamento. Oppure navi che si incagliano e rovesciano le vite dei passeggeri in vacanza trasformando la crociera in tragedia. I destini si incrociano mettendo in discussione le differenze razziali, sociali e di pensiero, fino a quando non comprenderemo che siamo tutti solo esseri umani e che l’unica soluzione è saperci confrontare. Le piccole teste che ci guardano dal bordo dello scafo sono di colori diversi, le espressioni variano: c’è quello che sorride, quello che guarda nel vuoto, ci sono gli occhi sgranati dall’apprensione, le bocche serrare, le espressioni dubbiose, le facce convinte, i visi velati…
Alexia Invrea, incontrata alla mostra Manifesta di Rimini qualche anno fa, mi aveva colpito per i personaggi dei suoi quadri che sembrano uscire dalla tela per raccontare la propria storia. Personalità poliedrica nata in Germania, ha una formazione in ambito steineriano, ma evidenti sono le influenze internazionali. Da una parte la buona pittura con colori forti e risonanze da espressionismo surreale; figure sospese fuori dal tempo, fermate in quell’attimo senza riuscire a riprendere il loro corso in uno spazio rarefatto e distorto. Dall’altra la necessità di concretizzare visioni, raccontare sogni, le sue rappresentazioni sono molto personali, immaginazione e realtà si sovrappongono come succede spesso nelle fiabe e si perde il confine, il mondo che ci circonda acquista una vita propria. Alexia infatti lavora anche in teatro e da questa fonte viene la sua convincente affabulazione; si muove disinvoltamente in ambiti culturali diversi fra il sud ed il centro Europa e per questo non trova difficoltà a coniugare luci e colori dal sapore mediterraneo con atmosfere rarefatte e offuscate.
Giovanni Galiardi è per me una conoscenza recente, ma ho imparato subito ad apprezzare il suo impegno, la sua affidabilità, mi piace il suo sguardo allo stesso tempo sognante e concreto. Il suo lavoro ha solide basi tecniche e si ispira ai classici moderni che rivisita con disinvolta trasparenza. Nel videocatalogo di TRAffic “La voce della Terra” le sue sfere diventano ammassi stellari, pianeti in esplosione proiettati nello spazio, una interpretazione digitale che forse vale più di tante parole. Le sue terrecotte stabiliscono facilmente legami con l’ambiente circostante: si sentono a loro agio su di un prato su cui si stendono comodamente a fare sfoggio della loro immobilità, mentre invece diventano improvvisamente dinamiche sull’acciottolato di una vecchia strada, ma l’impressione più convincente l’ho ricevuta guardandole appostate sulle scale di mattoni del meraviglioso centro storico di Cartoceto, forse perchè sono nate qui ed è qui che l’artista vive.
A Cartoceto gli artisti e le loro opere possono sentirsi a casa fra le arcate, i muretti che si aprono sul paesaggio tutto intorno, gli uliveti e la lontana striscia del mare che fa capolino fra le colline e si confonde con la foschia ed i riflessi della luce. Sembra di vederle: strutture tridimensionali scattanti che si sporgono dagli angoli delle mura o composizioni di colore che si affacciano sulle strade in pendenza a confronto con gli antichi mattoni e le pietre consumate dal tempo che qui trascorre lentamente. Una struttura urbana con la vocazione del museo, un luogo giusto dove ritrovarsi per discutere di bellezza, in questo angolo della nostra regione, fuori dalle grandi rotte appena lontani dalle coste in un territorio che vogliamo valorizzare insieme all’impegno per l’arte contemporanea.

Sentimento Agreste Edizione 2013

Sentimento Agreste Edizione 2010

Sentimento Agreste Edizione 2009

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